
Jeff
Beck
Jeff
(Epic)
Un paio
di settimane fa abbiamo avuto modo di leggere su un Forum statunitense il
lungo testo di un’animata discussione che aveva per tema: "Che ne è
stato dell’assolo di chitarra?" Per certi versi prevedibili le argomentazioni,
così come pure i sospiri e i rimpianti per un’epoca ormai andata. Sospiri
e rimpianti ovviamente conditi da luminosi esempi, classici e no. Un dibattito
che ci è subito ritornato in mente quando, accesa la fedele radio come
sempre sintonizzata sulla frequenza della vicina base NATO, ci siamo trovati
ad ascoltare questa scaletta: Godsmack, Rage Against The Machine, The White
Stripes, Staind, Black Sabbath, Saliva e Queens Of The Stone Age (che mancava?
Audioslave, Tool e Mars Volta?). Ovvio che di fronte a tutto ciò a
qualcuno venga in mente di dire: "Tornate, Zep, tutto è perdonato".
In verità a molti, considerando che How The West Was Won – il triplo
CD di nastri dal vivo inediti dei Led Zeppelin – è andato dritto al
primo posto in classifica il giorno stesso dell’uscita. E certo quello dell’assolo
di chitarra è un tema spinoso. E del sapere suonare la chitarra, pure.
E di cosa significhi saper suonare la chitarra, ancor di più. E certo,
se capiamo che per molti dire "un buon chitarrista" equivale a dire
Kurt Cobain o Thurston Moore si capisce quanto la situazione sia disperata
(e in Inghilterra è ancora peggio).
Introduzioni
sfiziose, assolo umorali e sempre pericolosamente in bilico, timbrica capricciosa
e originalissima sono qualità che da sempre (dai giorni degli Yardbirds
– quasi quarant’anni fa!) hanno contraddistinto Jeff Beck, non certo le "interminabili
autoindulgenze" oggi in odio a molti. Eppure ci stupì non poco
sentir definire Jeff Beck "un metallaro" quando, nel 1998, ci fu
dato modo di vederlo dal vivo per la prima volta. Discograficamente silenzioso
dai tempi di Guitar Shop (1989 – non contiamo Frankie’s House e similia),
Beck (basta il cognome, no?) si era presentato sorretto da una pimpante ritmica
color nero house e dalla chitarra Midi (quindi "orchestrale") di
Jennifer Batten. Di lì a poco il CD (giustamente) intitolato Who Else!
aveva fatto il punto della situazione, riproducendo sostanzialmente il clima
"esplosivo con finezza" di quel concerto (What Mama Said, Brush
With The Blues, Blast From The East, Space For The Papa) e confermando la
recente infatuazione per i ritmi techno/hip hop. Una cornice stilistica pienamente
ribadita nei montaggi tipicamente Pro Tools del successivo You Had It Coming
(2001), che però nonostante la breve durata sembrava annoiare strada
facendo (o era stato lui ad annoiarsi strada facendo?)
Buone notizie giungono da questo nuovo album, Jeff. Chi odia la "versatile
fissità" dei macchinari farà bene a tenersi alla larga:
la ritmica è "vera" (Dean Garcia e Steve Barney) ma è
come se fosse finta, abbondano i loop, anche vocali. Però stavolta
il tentativo sembra decisamente riuscito, innanzitutto grazie a una moltiplicazione
dei produttori, il che rende più varia la rispettabile durata del lavoro.
Diremmo comunque evidente il tentativo di riallacciarsi al blues (variamente
inteso), sovente anche da un punto di vista formale. David Torn manipola due
brani (Plan B e Line Dancing With Monkeys), con ottimi risultati. JB’s Blues
vede lo zampino di Tony Hymas, e così pure l’esplosiva Why Lord Oh
Why, in chiusura. My Thing è una riuscita attualizzazione di climi
à la James Brown, mentre Pay Me No Mind (con Beck alla voce!) sembra
porgere omaggio a Cliff Gallup. Altre cose sono un po’ più così,
e Hot Rod Honeymoon è molto vicina a essere un "novelty record".
Ma considerato che secondo Jeff Beck la musica vera è quella dal vivo
mentre il disco dovrebbe solo essere un’approssimazione o un souvenir…
(Ovviamente per promuovere un disco "techno" Jeff Beck
è andato in tour con Tony Hymas e Terry Bozzio.)
Beppe
Colli
©
Beppe Colli 2003
CloudsandClocks.net
| Aug. 26, 2003